UNI 7697/2015 Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie

 

 

Novità sulla normativa della sicurezza delle applicazioni in vetro

L’ampio dibattito sulla 7697:2015 che negli ultimi mesi ha coinvolto gli addetti del settore (in primis i trasformatori e serramentisti) è dettato dalle importanti ripercussioni in termini di responsabilità legali che le prescrizioni riportate nella norma implicano. Il Codice del Consumo (D.L. 6/09/2005 n° 206 – Codice del consumo, a norma dell’art. 7 della legge 29/07/2003 n° 229) , infatti, eleva questa norma a strumento derimente in caso di giudizio.

Anche se può sembrare ridondante, riteniamo necessario ricordare il titolo della norma per esteso per superare la distanza fra realtà e regola che una semplice sigla può erroneamente indurre:

“UNI 7697:2015: Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie”.

Come molte volte è stato sottolineato: “noi siamo tutti utenti prima ancora che fruitori”.

La UNI 7697 è una norma tutta italiana, che non origina da regolamenti europei, che sovrintende, in maniera organica, alla sicurezza delle applicazioni in ambito vetrario.

L’utilizzo del vetro piano, un materiale molto affascinante e decisamente “speciale”, spazia dall’arredamento all’edilizia, dalle strutture alla protezione antiproiettile e la sicurezza dell’utilizzo deve essere il fattore comune a tutte le applicazioni. La UNI 7697:2015 abbraccia tutti questi settori a meno che non esistano norme pertinenti specifiche.

La norma prevede non solo un aggiornamento ed una evoluzione del prospetto 1 della vecchia versione diventati oggi il prospetto 1 ed il prospetto 2), ma introduce alcune novità essenziali tra le quali vale la pena ricordare:

  • l’introduzione del concetto di Post Rottura;
  • l’obbligatorietà del trattamento HST in diverse condizioni di impiego;
  • il forte limite imposto all’utilizzo dei vetri temprati in ambienti suscettibili di affollamento.

Ulteriori novità sono la necessità di utilizzare vetro stratificato in finestre e facciate anche oltre 1 m di altezza dal piano di calpestio per molte destinazioni d’uso e la cancellazione del vetro armato all’elenco dei vetri di sicurezza. Rimandiamo comunque ad una lettura specifica della norma per approfondire, ciascuno in funzione della propria attività, tutte le novità introdotte dal nuovo testo.

La norma deve essere intesa come documento omogeneo di riferimento che riporta le condizioni minime di sicurezza da rispettare; i matematici direbbero che si tratta di condizioni “necessarie, ma non sufficienti” nel senso che non si può concepire nulla che offra un livello di sicurezza inferiore a quanto prescritto, ma nello stesso tempo il progettista deve adeguare le esigenze dello specifico intervento alle prescrizioni della norma.

 

 

La sicurezza del vetro antisdrucciolo ai tuoi piedi

Anche il richiamo alle caratteristiche antisdrucciolo imposte dal DM236/89 dimostra in maniera efficiente l’intenzione di rendere questa norma come un documento relativo alla sicurezza del vetro a 360 °C nei suoi molteplici impieghi.

 

 

HST: Come prevenire le rotture spontanee del vetro a causa del solfuro di nichel

Il trattamento HST rimane una necessità non solo per i vetri posti ad una quota superiore ai 4m dal piano calpestabile, ma anche per i vetri temprati impiegati con fissaggio puntuale. Il trattamento HST deve essere condotto in conformità alla UNI EN 14179 con l’obbiettivo di limitare fortemente il rischio di rotture spontanee dovute a solfuro di Nichel su vetrazioni ritenute delicate.

Stupisce, in questa attenzione a volte esasperata alla sicurezza, il fatto che al p.to 1 del prospetto 1 (finestre, sottofinestre e facciate continue) non sia limitato l’utilizzo di vetro ricotto monolitico. Se da una parte si estremizza il concetto di sicurezza asserendo che nel caso in cui la rottura di vetro temprato possa proiettare all’esterno frammenti capaci di generare pericolo si esige il trattamento HST, nello stesso tempo si concede di applicare qualsiasi tipo di vetro, quindi anche ricotto, come lastra esterna di vetrate isolanti (con il rischio di caduta di frammenti grandi e taglienti anche da una congrua altezza).

Un vetro ricotto può rompere per molteplici motivi: grandine, lancio di pietre, errato assemblaggio, e non ultimo per differenziale termico come hanno mostrato molteplici studi, come quelli condotti dalla Stazione Sperimentale del Vetro.

 

 

Il post rottura del vetro: una novità’ per garantire la sicurezza dell’utente

L’ altra novità introdotta, cioè il concetto di “Post Rottura” nella progettazione di elementi particolarmente sensibili come parapetti, calpestabili e coperture, rappresenta una grande novità in Italia.

Garantire un adeguato comportamento “post rottura”, ripreso in modo più articolato nel CNR DT210:2013, consiste nel fatto che il progettista deve limitare il rischio di collasso immediato dopo la rottura del vetro stratificato.

Il normatore chiede pertanto al progettista di operare un’attenta analisi del comportamento del sistema nell’ipotesi di rottura completa di tutte le lastre dello stratificato. Anche in questo caso estremo si deve essere certi che il collasso dell’elemento non crei situazioni di oggettivo pericolo per i fruitori. Si tratta quindi di prospettare le modalità di collasso e di intervenire scegliendo di utilizzare la giusta combinazione di:

1)      sistema di vincolo (il vetro collassato non deve scardinarsi dai vincoli e creare pericolo);

  • tipologia di vetro (temprato, indurito, ricotto),
  • tipologia di plastico di stratifica.

 

Progettare il “post rottura” costituisce una fase delicata della progettazione perché le soluzioni non sono univoche e non si deve assolutamente incorrere nell’errore di pensare che sia sufficiente utilizzare vetri induriti o plastici performanti.

 

Ad esempio impiegare tout court uno stratificato indurito/temprato dove prima si usava uno vetro temprato/temprato non sempre è una soluzione accettabile.

Il vetro indurito, infatti, ha una resistenza di gran lunga inferiore rispetto al temprato che potrebbe non essere sufficiente a verificare la statica e a sostenere i carichi di progetto. Non bisogna poi dimenticare che in questo caso sarà necessario esibire la marcatura C.E. sia per il trattamento di tempra che per quello di indurimento.

Anche la scelta del plastico di stratifica (la norma suggerisce di impiegare quelli rigidi individuati fra quelli appartenenti alla famiglia 3 della prEN 16613:2013) non deve essere fatta a priori senza correlarla a tutto il sistema, ma va fatta tenendo conto ancora una volta di tutti gli elementi in gioco dal vincolo scelto al contesto specifico di impiego.

Sottolineiamo che i sistemi a fissaggio puntuale presentano un più elevato livello di criticità nel “post rottura” rispetto a quelli con fissaggi continui e vanno pertanto analizzati in modo approfondito (vedi immagini-inserire immagini caso di post rottura mal progettato).

Tanto è vero che l’imposizione del trattamento HST per i vetri a fissaggio puntuale (par. 9.4) va nella direzione di scongiurare il pericolo di rotture spontanee allontanando la probabilità di collasso.

 

In conclusione la norma UNI 7697 è un cardine della progettazione del vetro, ma la sua applicazione non può mai essere disgiunta dalle verifiche statiche da condurre nel rispetto della UNI 11463:2016 per i tamponamenti e del CNR DT 210:2013 per gli elementi portanti.

 

 

NON è legge, ma … non si può nascondere la testa sotto la sabbia

Le leggi che disciplinano una attività devono necessariamente essere rispettate. Per quanto riguarda la realizzazione di elementi in vetro in ambito edile le Norme Tecniche per le Costruzioni (DM LLPP del 14 01 2008 – NTC2008) rappresentano il cardine imprescindibile da cui desumere:

 

  • i valori dei carichi variabili dovuti all’affollamento, al vento, alla neve, ad eventuali terremoti etc. (cap. 3);
  • quali Stati Limite verificare e quali coefficienti di amplificazione dei carichi devono essere utilizzati per il dimensionamento statico allo Stato Limite Ultimo (cap. 2)
  • le specifiche progettuali cui devono sottostare gli elementi strutturali secondari (par 7.2)

 

Per quanto riguarda le norme tecniche bisogna chiarire innanzitutto che la loro applicazione è di natura volontaria, ma quando vengono richiamate da testi di legge esse assumono un carattere di cogenza. Lo stesso dicasi per i documenti tecnici di comprovata affidabilità.

 

Il rispetto di alcune norme tecniche è reso obbligatorio da regolamenti europei o da leggi nazionali. Nel nostro caso:

 

  • Il Regolamento europeo CPR 305/2011, che sostituisce la Direttiva CPD 89/106/CEE, prevede l’obbligo della marcatura CE per tutti i prodotti da costruzione e quindi prevede l’obbligatorietà, limitata al campo dei prodotti da costruzione, delle norme di prodotto.

 

  • Il DM 14/01/2008 (NTC 2008), al Cap. 12 afferma che: “… in mancanza di specifiche indicazioni, a integrazione delle presenti norme e per quanto con esse non in contrasto, possono essere utilizzati i documenti di seguito indicati che costituiscono riferimenti di comprovata validità” tra cui si annoverano anche le Istruzioni e documenti tecnici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.).”

 

  • Il D.L. 206 del 6/9/2005 (Codice del Consumo) asserisce che la sicurezza di un prodotto è, tra l’altro, valutata in base:

 

  • alle norme in vigore nello Stato membro in cui il prodotto è commercializzato;
  • ai codici di buona condotta in materia di sicurezza vigenti nel settore interessato;
  • agli ultimi ritrovati della tecnica;
  • al livello di sicurezza che i consumatori possono ragionevolmente attendersi.

 

Per i sopracitati punti a) e b) desunti dal Codice del Consumo e per il Cap. 12 delle NTC 2008:

 

  • la UNI 7697:2015 “Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie” risulta elevata di rango da semplice norma tecnica a documento cogente ogni qualvolta si faccia riferimento alla sicurezza di elementi in vetro.

 

  • parimenti il CNR DT210:2013 “Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo di Costruzioni con Elementi Strutturali di Vetro”, laddove si focalizza sui criteri di progettazione e verifica di elementi strutturali in vetro al fine di garantirne il requisito fondamentale ER1: Resistenza meccanica e stabilità secondo l’All. 1 del CPR 305/2011 risulta elevato di rango da semplice documento tecnico a comprovato documento di progettazione.